Moneta unica, meglio retrocedere e ripartire

Quando 15 anni fa e sembra ieri, entrammo nella moneta unica, ci fecero credere, o meglio credemmo di essere finalmente approdati in una sorta di serie A delle monete ed insieme a coloro che avevano abbandonato la moneta più forte ci sentivamo al sicuro, noi che eravamo soliti svalutare ogni tre per due la nostra liretta. E ci fecero entrare nonostante non avessimo i requisiti richiesti, con un sorta di deroga, in felice compagnia del Belgio prima e della Grecia poi. Ci veniva allora da pensare: " ma chi e cosa glielo hanno fatto fare ai tedeschi di lasciare quella moneta tanto forte per entrare in questa marmaglia monetaria ! "Peggio per loro, pensavamo, intanto noi siamo approdati in serie A, così che adesso siamo ben al riparo da qualsiasi svalutazione." Ai clienti più anziani che venivano in agenzia per comprare l'appartamentino per portare al mare il nipotino e che facevano notare come 150.000 euro erano pur sempre 300 milioni di vecchie lire, non facevo altro che rispondere: " ma adesso siamo nell'euro e non dobbiamo più pensare in lire". Avvenne però che dopo la prima fase di euforia in cui la bolla speculativa fece raddoppiare in così poco tempo i prezzi delle case, il numero delle compravendite iniziasse a diminuire ed i negozi e le fabbriche a chiudere i battenti. Iniziammo così a percepire come non fosse proprio come avevamo pensato che fosse. Che forse ci eravamo sbagliati noi e non loro che avevano deciso di adottare una moneta più leggera della loro. Tanto che la forbice grafica della bilancia commerciale dei due sistemi si andava sempre più allargando a loro favore.  Per dare l'idea, pensate a due soldati di diversa mole, uno alto 2 mt e l'altro alto 1 mt e 60. Pensate poi di far vestire ad entrambi la stessa corazza di 1 mt ed 80: per natura, il soldato di 2 mt darebbe il meglio di sé con una corazza più leggera del dovuto, mentre il soldato di 1 mt e 60 non avrebbe fatto altro che annaspare sotto il peso della corazza di 1 mt e 80. E' questa una delle similitudini più calzanti di una moneta unica come media di quelle monete, ma assegnata a sistemi monetari ed economici eterogenei, di diversa forza ed efficienza. La storia insegna che se si vuol far fallire un paese è sufficiente legare la sua moneta ad una moneta più forte entro una ristretta banda di oscillazione e così è stato per Messico, Argentina e come accadde alla stessa Italia quando ebbe non poco a soffrire la stretta banda della lira nello SME negli anni 80, fino a sfociare nella crisi dell'estate 1992, quando la nostra moneta fu sbattuta fuori da quel Sistema Monetario Europeo da una cinica ed intransigente speculazione e fu una fortuna per la nostra economia. Grazie Soros! ... Nonostante che la torta dei nostri mali non sia fatta solo di questo, ma anche di tanti altri spicchi, con la susseguente crisi del 2011 cominciammo a capire che per restare in quella serie A dovevamo avere una squadra o meglio un sistema economico, politico e finanziario meritevole di quella serie A, altrimenti sarebbe stato più opportuno retrocedere, se non avessimo voluto continuare a prenderle di santa ragione. Ma le riforme per crescere fino a quei fatidici 2 mt di statura, non erano state fatte ed il debito pubblico cresciuto nel frattempo a dismisura rischiava di fagocitare a breve i risparmi ed il patrimonio dei privati erosi dalle tasse. Oramai era troppo tardi per rimediare e non potevamo più restare. Ma non era così semplice. Ci avevano aperto le porte per entrare, ma non ci avevano dato la chiave per uscire, perchè a moneta prestata non si poteva e non si doveva più restituire una moneta svalutata come si faceva con la lira, ma a stessa moneta prestata doveva corrispondere stessa moneta restituita. Nel 1997, ancor prima di entrare nell'euro, a chi gli chiedesse cosa ne pensasse di quell'Europa, da Hammamet, Bettino Craxi rispondeva: " se tutto va bene, per l'Italia questa Europa sarà un limbo, altrimenti sarà un inferno. Ma se l'Italia ha bisogno dell'Europa, continuava Craxi, anche l'Europa ha bisogno dell'Italia, perchè l'Italia è un grande paese. Dobbiamo allora chiedere, anzi pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht". Il buon Bettino, pace all'anima sua, da "buon statista" quale era, "nonostante tutto", aveva visto giusto e a lungo. Quell'inferno è arrivato da tempo e ci ha fatto capire che una moneta unica non si può adottare, senza la stessa adozione di un debito unico e senza lo spirito di solidarietà e di sostegno da parte dei paesi più forti verso quelli più deboli. La riunificazione delle due Germanie nè è un chiaro esempio. Senza questi requisiti, la riunificazione non avrebbe avuto successo. Non può pagare la Grecia il 10% sul proprio debito, contro lo 0,50 della Germania, altrimenti quella forbice si allarga irrimediabilmente, senza ritorno. Rinegoziare i parametri di Maastricht attraverso una classe politica autorevole di cui non si vede neanche l'ombra, significa proprio questo. E se qualcuno sta approfittando di questa favorevole situazione con il proprio surplus commerciale che sta volando, che ci sia ridata la chiave per uscire, od almeno lo strumento referendario per poter decidere se restare o andare. Ne abbiamo il diritto. Diversamente saremmo destinati ad una lenta e dolorosa agonia. Pensate alla squadra del Livorno se fosse stata obbligata a restare in serie A, avrebbe perso tutte le partite. Bene, noi non vogliamo più perderle. Meglio retrocedere, rifare la squadra  e ripartire, come facemmo a partire da quel 13 settembre del 1992!

    Pietro Campanelli  03.04.2017