La filastrocca di una storia vera.

(dedicata ai giovani per capire il presente dal passato ed ai più grandi per ricordare cosa è stato)

Marina di Cecina 21 Maggio 2015

Compie oggi 38 anni la mia attività di intermediazione immobiliare

e sembra ieri quando giovincello, iniziai a vendere ed a comprare.

Mi ricordo come a quei tempi la liquidità scorresse a fiumi sui mercati immobiliari

e, senza limiti di contanti e di cambiali, si facevano lauti guadagni ed i migliori affari.

 

Mi ricordo anche che a spadroneggiare

in quello della casa al mare,

non erano solo i fiorentini delle borse, dei tessuti e del vasellame,

ma soprattutto i santacrocesi ed i castelfranchesi del comprensorio del cuoio e del pellame.

 

Erano quelli gli anni in cui il loro amato fiume era color caffè nel cappuccino

con una schiuma bianca che qua e là faceva capolino.

Ma loro, imprenditori arditi e giovani d’assalto,

non se ne curavano poi nemmeno più di tanto.

 

Con le loro fiammanti lamborghini, ferrari e maserati,

facevano giostre e scorrerie,

riversando senza sosta sui nostri litorali

i lauti guadagni dei loro negozi e delle loro concerie.

 

Venivano sui cantieri, all’imbrunire,

per contare con la sola luce dei loro accendini,

il numero delle stanze e degli stanzini

ancora da intonacare e da rifinire.

 

Se si veniva a sapere che tizio o caio

ne aveva presi anche  più di un paio,

non si pensava neanche più di un minuto

a comprare appartamenti più del dovuto.

 

Non per farne una collezione, si badi bene,

ma per la goliardia ed il piacere

di raccontare quanti se ne aveva comprati al proprio paese

e come si avesse la posta raddoppiato,

rimettendoli in vendita su quel mercato.

 

Correva la fine degli anni 70 e Cecina Marina in quella fase,

era tutto un cantiere di seconde case

e senza la pur minima avversione,

fu quello il periodo in cui i prezzi ebbero la massima escursione.

 

A gennaio del 1980 con richieste sempre maggiori,

furono comprati trilocali al fantasmagorico prezzo di 28 milioni

ed a maggio gli stessi rivenduti, senza ripensamenti e senza infierire,

a 55 milioni delle vecchie e care lire.

 

Mi ricordo di un impresario che era solito ricomprare

quegli stessi appartamenti che aveva venduto

e che a sua volta rivendeva per guadagnare

anche il doppio più del suo dovuto.

 

Ma a quei tempi le prospettive di lavoro erano tante e quasi infinite.

 

Giovani tra i 30 ed i 40 anni vedevano crescere

nelle loro tasche così tanto danaro,

con lo stesso impeto di produrre e di fare

a loro così tanto caro.

 

Lavorare e guadagnare

con le dovute e sacrosante ferie

era come correre su una autostrada a sei corsie

con una agognata e meritata fuoriserie.

 

La nostra liretta, sebbene si svalutasse

solitamente più di quanto si apprezzasse,

dava indistintamente a tutti l’opportunità di guadagnare,

bastava solo aver voglia e la volontà di arrivare.

 

Tosto accadde però che si stancassero presto,

coloro che prestavano i soldi al nostro governo,

già a quel tempo a dir poco sprecone e poco onesto.

Questi non sopportavano di ricevere indietro una moneta svalutata

in cambio della loro valuta assai più pregiata.

 

Tra paesi vicini e senza mercanzia,

si cominciò così a parlare, per loro garanzia,

di una moneta unica e rara che per sua regola ed in tal guisa,

doveva essere stessa moneta prestata

e stessa moneta con interessi restituita.

 

Toglierci la nostra lira suvvia,

fu per noi come toglierci la libertà di saltare, correre e così via.

Quella stessa libertà di un cavallo abituato a vivere,

selvaggio e libero nella prateria.

 

Pian piano quella competitività sui mercati venne meno

e quell’autostrada a sei corsie e senza freno,

divenne un vicolo cieco senza alcun futuro,

nel tempo dell’austerità e del rigore imposto ed oscuro.

 

 Adesso non c’è più prospettiva alcuna,

anche ad aver voglia di rincorrerne più di una.

I negozi e le attività chiudono a catena

per le troppe tasse e la fin troppa pena.

 

Una situazione che fa paura

così come nel Medioevo faceva la peste nera,

la stessa raccontata da Quark in TV

e non a caso proprio questa sera.

 

Quei giovani imprenditori adesso ultra settantenni,

senza più alcuna soluzione e fantasia,

non possono fare altro che guardare indietro con nostalgia,

ed altresì ai propri figli consigliare, di non restare senza speme,

giammai più di un minuto in questo paese.

 

Solo qualche nonno impiegato o pensionato,

per sorte baciato e fortunato

viene adesso a cercare un appartamentino

per portare al mare il nipotino.

 

Ma quasi sempre viene solo per cercare,

perchè con pochi soldi in tasca e le idee poco chiare

se ne torna al fine a casa,

senza niente comprare od accaparrare.

 

Non so più adesso quale futuro mi stia ad aspettare

e neanche cosa io possa fare od inventare.

Non mi ritengo un esodato

e neanche mi hanno fatto pensionato.

 

Un sospetto mi è però pur passato per la mente,

per il quale, se pur in compagnia, ma mestamente

e pur senza esserne mio malgrado consenziente,  

potrei essere ritenuto un lavoratore presso chè nulla facente.

 

E se si va di questo passo, tra bollette, lacchezzi e tasse,

 

anche quegli imprenditori con tanta voglia e caparbietà tra i denti,

come lo erano quelli dei bei tempi,

rischiano oggi di essere sempre più perdenti e meno abbienti,

fino a scongiurar nelle loro menti

di non esser un giorno perfino dei “nulla tenenti”!

 

 Marina di Cecina 21 maggio 2015

Pietro Campanelli   335.6162467